venerdì, 30 ottobre 2009
 Vieni a fare il test! :-)
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martedì, 13 ottobre 2009
cover2

L'UOMO IDEALE
di
Simona Bassano di Tufillo

Prefazione di Lorella Zanardo
Introduzione di Angelo Nencetti
Postfazione di Donatella Turri e Gabriella Mauri

edizione Caritas Lucca, 48 pp.

Presentazione alla stampa e inaugurazione della mostra:
martedì 27 ottobre 2009 - ore 12,00
Chiesa di San Cristoforo
via Fillungo, Lucca

info-line: 0583.430938 - 0583430939


IN BREVE

Divertente fumetto-test, ironicamente illustrato, a cui sottoporre tutti gli uomini per scoprire quanto sono corrispondenti al profilo dell'UOMO IDEALE, tenendo presente che uomini ideali non si nasce ma si diventa!

Il libro a fumetti e la mostra delle tavole da esso tratte, fanno parte dell'iniziativa di sensibilizzazione sul taciuto ma diffusisimo problema della violenza domestica sulle donne, iniziativa voluta e realizzata dalla Caritas Lucca, "LE INDECOROSE - il mio corpo è la mia casa", che comprende concerti, tavole rotonde, pièces teatrali e adesso questo fumetto, pensato e realizzato specificamente per l'occasione da parte della fumettista sbadituf.

Il fumetto, pur essendo divertente, porta l'attenzione su alcuni dati allarmanti del fenomeno della violenza domestica sulle donne: il 93% dei casi di violenze sono taciuti; la violenza è la prima causa di morte per le donne dai 16 ai 50 anni (prima di incidenti stradali o malattie); si tratta di un fenomeno trasversale, che interessa tutte le nazioni, tutti i ceti sociali, tutti gli ambienti.
 
"L'UOMO IDEALE" parla di donne ma non è un'opera per le donne: si rivolge apertamente al pubblico maschile, attraverso un gioco-test briosamente illustrato, volto a rendere tutti consapevoli e partecipi di una problematica sociale complessa e radicata che può avviarsi a risoluzione solo prendendone finalmente atto.

La mostra delle tavole comprenderà anche 20 tavole tratte da "BURKA!", l'altro libro a fumetti di sbadituf su tematica tutta femminile e si terrà presso la centralissima Chiesa di San Cristoforo (in via Fillungo a Lucca). L'inaugurazione avverrà alle 12,00 del 27 ottobre e la mostra terminerà il 27 novembre, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Chi viene a sottoporsi al test? :-)

Simona Bassano di Tufillo, in arte sbadituf, è nata a Napoli. È laureata con lode in Arti Visive al D.A.M.S. di Bologna e in Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
HA pubblicato "BURKA!" per Donzelli (Roma, 2007), poi tradotto in Francia da Èditions de la Martinière ("BURQA!" - Paris, 2008). Con Lavieri (S. Angelo in Formis) ha pubblcato "STAR TRASH - sacchetti in mondovisione" (2008), fumetto-denuncia del business dell'emergenza rifiuti in Campania.


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Dalla prefazione a "L'UOMO IDEALE" di Lorella Zanardo (coautrice del documentario “Il Corpo delle Donne” e ideatrice del relativo blog www.ilcorpodelledonne.com):

"Sentivamo la mancanza di un libro come questo. Quando ho visto per la prima volta le bozze de “L’Uomo ideale” sono stata grata a Simona per avere ribaltato il problema della violenza femminile e per essersi rivolta, finalmente, agli uomini, che di questa violenza sono gli attori principali.
I dati sono durissimi da accettare: la violenza è la prima causa di morte per le donne dai 16 ai 44 anni, una fascia di età che va dall’adolescenza all’età matura, un’età in cui la donna è percepita potente dalla società e dagli uomini. È questa l’età in cui possiamo procreare: prima siamo ancora bambine dopo, entriamo  lentamente in menopausa. La possibilità di dare la vita e quindi di perpetrare la specie appare quindi agli uomini, non a tutti gli uomini, una nostra capacità imperdonabile proprio perché misteriosa e quindi ingestibile. [...]

[...] “L’Uomo Ideale” rappresenta un passo simbolico e importante verso la comprensione tra uomo e donna: attraverso il gioco Simona riesce ad affrontare un tema difficilissimo e a proporlo all’attenzione maschile con garbo, esigendo attenzione ma senza esprimere giudizi definitivi di condanna.
 
Auspico che il libro di Simona venga diffuso capillarmente nelle Scuole per iniziare là dove la personalità si plasma, ad educare e ad imparare ad essere finalmente e armoniosamente  DUE."
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mercoledì, 07 ottobre 2009
Il mio prossimo fumetto è pronto per andare in stampa! :-)



cover2(ci vediamo a Lucca Comics! Dal 29 ottobre al 1 novembre 2009)
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martedì, 06 ottobre 2009
Pericolo_Frane_Italia

Messina contesta Berlusconi - quello che non vedrete mai nella TV di regime

http://www.youtube.com/watch?v=qZ6q3rCEOMM
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venerdì, 25 settembre 2009
gallo del Mattino-sulla-monnezzaHo partecipato al Premio Siani (sull'impegno, contro la Camorra, con speciale attenzione ai territori del Mezzogiorno) con il mio fumetto STAR TRASH, definito dagli intellettuali campani "un attacco al potere", istituzionale e non: “Leggete Star Trash. Perché leggere Star Trash, vuol dire allo stesso tempo guardare, sorridere, ridere, indignarsi, pensare, rattristarsi, impensierirsi, informarsi. Star Trash è un libro di vignette ma è molte altre cose: è un’inchiesta che fa riferimento ad articoli specifici usciti nel corso degli anni, è un pamphlet che punta il dito contro la corruzione della classe dirigente.” Così esordisce la scrittrice casertana Giusi Marchetta (“Dai un bacio a chi vuoi tu” Terre di Mezzo) nell’articolo apparso sul mensile Fresco di Stampa (luglio 2008, pag. 51), e dedicato al libro in questione. STAR TRSH è stato presentato al premio Massimo Troisi, recensito su Linus, D di Repubblica, Glamour, Vanity Fair, Corriere del Mezzogiorno, Il Mattino, Repubblica Napoli, è stato motivo, insieme all’altro mio libro a fumetti, di una cittadinanza onoraria per l’impegno civile.

Si sono presentati in totale 3 fumettisti al Premio Siani. Gli altri 2 oltre me, hanno vinto ex-equo. Si tratta di:
"Don Peppe Diana. Per amore del mio popolo" di Raffaere Lupoli e Francesco Matteuzzi, editore Robin Round; e "Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia" di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso, editore BeccoGiallo.

La giuria del Premio, composta da esponenti del quotidiano Il Mattino, dell'istituto Suor Orsola Benincasa e dell'Ordine dei Giornalisti, ha preferito premiare celebrazioni di morti, che non danno più fastidio a nessuno: "sparagn e accumparisc", come si dice in loco (trad. "risparmi e fai bella figura"). Premio dedicato ad un morto di camorra, che premia altre celebrazioni di morti di mafia e camorra. Capitoli chiusi, storia. Guai a confrontarsi col presente, con temi ancora aperti, per i quali ancora si potrebbe fare qualcosa. Schierarsi. Non sia mai.

Certo sarebbe stato un segno troppo forte premiare nella stessa edizione un documentario sui rifiuti tossici come "biùtiful cauntri" e un fumetto che denuncia apertamente gli intrallazzi dell'incenerimento, le collusioni del potere istituzionale e di quello "alternativo". A maggior ragione se in giuria c'è Il Mattino, giornale di proprietà di Caltagirone, che sull'incenerimento ha qualche interesse imprenditoriale.

Per di più nel fumetto, oltre alla pars destruens, esiste una pars costruens: si danno suggerimenti per soluzioni: come il trattamento a freddo dei rifiuti, economico ed ecologico, più che valida alternativa all’incenerimento, di cui mette in luce tutti i gravissimi difetti (danni per la salute, inquinamento irreversibile, surriscaldamento globale, costi esorbitanti affrontabili solo grazie all’intrallazzo sui Cip6, che assimilando gli inceneritori alle energie rinnovabili, in sostanza fa sì che li paghiamo noi contribuenti). Non stupisce che soluzioni a portata di mano e di cui ci sono brillanti esempi italiani (come il Centro Riciclo di Vedelago che ha salvato dal business dell’emergenza 4 regioni del Norditalia), siano apertamente osteggiate dai detentori di potere e dai loro strilloni: la convenienza che deriva da questa tecnologia è a solo vantaggio della comunità, c’è poco di che lucrare.

Ciliegina sulla torta, alla cerimonia di premiazione, ci siamo anche sorbiti i discorsi dei degni presidenti Antonio Bassolino della Regione e Luigi Cesaro neo-eletto alla Provincia. Quest'ultimo ha parlato di legalità, che conosce così bene.

L'ESPRESSO: Il boss disse: date a Cesaro. Il re dei rifiuti accusa il coordinatore campano del Pdl: lo vidi incontrare il capoclan. E parla di un patto segreto tra il deputato e i casalesi

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Il-boss-disse:-date-a-Cesaro/2041537&ref=hpsp

sbadituf_STAR-TRASH_SanGennarosbadituf_-_STAR-TRASH_contrappasso
STAR-TRASH_ultimeVolont
sbadituf_STAR-TRASH_talpacasaSAKKETT_eco-balleDa "STAR TRASH - Sacchetti in mondovisione" Lavieri ed.
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venerdì, 18 settembre 2009
grillo_montanari_Il dott. Stefano Montanari, noto scienziato che, con la moglie Antonietta Gatti, per primi al mondo hanno inaugurato gli studi sulle Nanopatologie (danni sulla salute umana indotti da nanoparticelle
emesse da inceneritori, centrali a bio-masse, etc.), indice una conferenza stampa il 22 settembre 2009 ale ore 16,30, e apre le porte del suo laboratorio a Modena, da cui, entro ottobre ma in data imprecisata, l'Università di Urbino preleverà il microscopio elettronico ESEM, strumento necessario perché i due scienziati possano
continuare la loro importante ricerca.

Il microscopio in questione, acquistato grazie ad una raccolta fondi indetta da Beppe Grillo con la precisa causale di permettere la prosecuzione dell'importante ricerca dei due scienziati modenesi, è stato inspiegabilmente donato all'Università di Urbino all'insaputa dei due scienziati, da parte della Bortolani Onlus, intestataria formale dello strumento.

Ovvero, le motivazioni della Onlus, che si dice appoggiata in pieno da Beppe Grillo, sarebbero un presunto sottoutilizzo dello strumento e un altrettanto presunto uso a scopo di lucro dello stesso, entrambi
ampliamente smentiti dai fatti esposti più volte e pubblicamente da Stefano Montanari e Antonietta Gatti.

In attesa di un incontro pubblico tra Beppe Grillo, Onlus Bortolani e dottori Montanari e Gatti, come da questi ultimi ampliamente auspicato, proposto e richiesto, questa conferenza stampa renderà possibile chiarire molti dubbi, conoscere l'ambiente di lavoro, i risultati ottenuti e le modalità di utilizzo dello strumento da parte
dei due scienziati (che spiegheranno perché è impossibile per loro continuare la ricerca se lo strumento si viene a trovare a distanza di 300 km e con la possibilità di utilizzo ridotta ad pochi giorni a settimana).

Data l'importanza della ricerca svolta dai due scienziati, dato l'impatto importante delle nanopatologie sulle strategie che il Governo dovrà mettere in campo in merito alle tecnologie energetiche e alla tipologia di impianti da preporre allo smaltimento rifiuti nel rispetto e nella tutela prioritaria della salute della popolazione, si consiglia vivamente la VS. presenza all'evento.


TESTO DEL COMUNICATO STAMPA (con indicazioni geografiche)

Modena, 10 settembre 2009


Il 22 settembre prossimo alle ore 16:30 è indetta una conferenza
stampa presso il Laboratorio Nanodiagnostics, Via Fermi, 1/L – 41057
località La Busa di San Vito (Modena).

Argomento della conferenza sarà il microscopio elettronico acquistato
con una sottoscrizione popolare lanciata da Beppe Grillo ed ora
“donato” all’Università di Urbino contrariamente a quanto era stato
dichiarato ai donatori.

La S.V. è invitata a partecipare.

Per raggiungere il laboratorio da Modena, prendere la Via Vignolese
fino alla località di San Donnino. Da qui svoltare a sinistra su Via
Medicine (cartello Castelnuovo – Castelvetro) e procedere per 900
metri fino ad incontrare, a destra, Via Fermi (in angolo si troverà il
Caffè Area 12). Al numero 1/L è ubicato il laboratorio.

Per chi viene dall’autostrada A1, uscire al casello di Modena Sud e
dirigersi a destra verso Modena. Superato il cavalcavia
sull’autostrada, prendere la prima strada a sinistra (Via Medicine,
cartello Castelnuovo – Castelvetro) e procedere per 900 metri fino ad
incontrare, a destra, Via Fermi (in angolo si troverà il Caffè Area
12). Al numero 1/L è ubicato il laboratorio.

Il laboratorio sarà aperto al pubblico dalle 15 alle 21.


dott. Stefano Montanari
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martedì, 15 settembre 2009
Il seguente post è tratto dal blog di Claudio Messora:
www.byoblu.com/post/2009/09/15/Lo-scudo-di-Beppe.aspx

1 della classe

http://www.youtube.com/watch?v=duP3IBsW34s&feature=player_embedded

L’Italia è un paese in guerra. I giornali sono aerei da combattimento che colpiscono obiettivi strategici, seminando lo scompiglio e preparando l’avanzata dei carri armati di regime: le televisioni. Eserciti di avvocati di ogni risma compiono raid intimidatori lanciando denunce per diffamazione come granate, indeboliscono le difese e fiaccano la determinazione di chi vuole fare informazione.

 L’Art.21 è carta igienica. Chi fa domande non riceve risposte: riceve querele. Chi si permette di dissentire, viene esposto alla gogna mediatica ed è costretto a dimettersi. I politici che non rispettano il Piano di Rinascita Democratica vengono minacciati in perfetto stile mafioso. Il dittatore viene accolto dai cortigiani in pompa magna, incedendo su tappeti di velluto rosso. Al suo cospetto, i sudditi vengono costretti ad inchinarsi. La democrazia è sospesa!

 In tutto questo, la rete è come cenerentola: se non lava i piedi alle sorellastre maggiori, viene rinchiusa a pane e acqua in un buio, freddo ed umido ripostiglio. Per intervistare qualcuno bisogna chiedere il permesso agli avvocati. Chi sgarra, chi crede che tutti abbiano diritto ad esprimersi e, diversamente da quanto accade nei grandi media, concede la parola a chi vuole gridare la sua verità – non necessariamente quella giusta, ma comunque garantita dall’Art.21 della Costituzione -, viene immediatamente minacciato di ripercussioni legali e subisce pesanti intimidazioni per rimuovere i propri articoli. Qualcuno cede e cambia versione dei fatti. Qualcuno resiste, ma vive nel costante pericolo di essere spazzato via da esose richieste di risarcimento per diffamazione aggravata a mezzo stampa. Il bavaglio alla rete, composta da anelli deboli e vulnerabili, si stringe intorno al collo dei blogger, che non sono espressione di alcun potere forte e quindi non sono tutelati da nessuno. Un link di troppo e puoi essere colpito da ordinanze di sequestro o, peggio ancora, essere querelato.

 In questa atmosfera horror, si capisce ad esempio perché vengono pubblicate lettere anonime, ma non vengono pubblicate le risposte, firmate con tanto di nome e cognome: il diritto di rettifica vale solo per alcuni? Si può rischiare di essere denunciati per diffamazione solo per avere osato partecipare ad una conferenza stampa ed averne messo a disposizione i contenuti, per loro natura pubblici, in rete? E’ possibile fare una diretta streaming senza finire in tribunale? I tribunali stabiliscono verità processuali; l’informazione invece è lo strumento, il braccio disarmato della libertà di pensiero, di parola, di espressione. E’ possibile processare l’informazione per aver fatto il suo dovere?

 I blog sono sotto il tiro di un plotone di esecuzione. I fucili sono carichi, puntati e sono pronti a sparare. Nessuno sembra avere più il coraggio di muovere un muscolo. Beppe Grillo è lo Spartaco dell’informazione in rete. Ha condotto un popolo di navigatori verso una nuova consapevolezza. Ha insegnato a tutti che internet non si imbavaglia, che le notizie vanno date, senza manipolazioni, senza mediazioni, senza paura. Ha creato lo scudo della rete, affinché tutti i blogger querelati possano essere difesi gratuitamente dai suoi avvocati.

 Tuttavia, dopo avere recentemente pubblicato un’intervista a Stefano Montanari, Il Microscopio Maledetto, mi sorge un dubbio. Lo scudo della rete difenderà anche chi, in qualità di inviato della rete, dovesse andare a  riprendere la conferenza stampa indetta per il 22 settembre p.v. presso la Nanodiagnostics di Modena?
Forse è solo una questione di insicurezza personale, ma vorrei che Beppe ribadisse che tutti hanno diritto di parola e che l’informazione va tutelata, sempre, anche quando non si tratta di quella che va contro ai soliti Berlusconi, Minzolini, Feltri, D’Alema, Veltroni, Fassino, Ghedini e compagnia bella…

 Nell’attesa di sapere se in Italia la difesa dei blog e della libera informazione è una solida realtà su cui contare, pubblico la rettifica di Stefano Montanari alla lettera anonima del dipendente della Nanodiagnostics, che a distanza di una settimana non ha ancora trovato spazio su Il Ponente di Valeria Rossi.
 

RETTIFICA ALLA LETTERA DEL SIGNOR GIANNI.
di Stefano Montanari

Sig.ra Valeria,

 un po’ per noia e molto per mancanza di tempo, avevo deciso d’ignorarla, come faccio con tutti gli altri suoi compagni di viaggio, ma la sua innegabile abilità le sta attirando lettori - cosa cui lei mirava e che ha coraggiosamente ottenuto con sprezzo del ridicolo – e diversi amici mi segnalano le sue prodezze.

 Complimenti per l’intervista con il personaggio di ieri. Il fatto che “Gianni” non abbia mai lavorato nel nostro laboratorio è ininfluente, perché ai suoi lettori la cosa non farà né caldo né freddo, e così non farà né caldo né freddo tutta la serie di episodi e considerazioni partoriti dal subito mitico personaggio che destano indubbia ilarità in qualunque addetto ai lavori. Quasi geniale la storia del campione caduto che, per teneramente ingenua che sia e talmente assurda da non essere accettabile neppure a chi non ci vuole troppo bene, piacerà di certo a chi di ricerca non ha alcuna contezza e sguazza con piacere nel fango che lei con generosità mette a disposizione.

 Le notifico che “Gianni”, che ebbe un contratto a termine non con noi ma con il Laboratorio di Biomateriali dell’Università, fu ospite del nostro laboratorio perché mia moglie, la dott.ssa Gatti, mi chiese, a titolo di favore, che i nostri ragazzi lo istruissero un po’, vista la sua totale ignoranza nel settore di ricerca che a noi è proprio. Bastò qualche giorno perché tutti ci accorgessimo che il problema non era tanto quello culturale, pure evidente, ma era altro: “Gianni” era un misto di presunzione e d’insoddisfazione nei riguardi della vita “com’avesse l’inferno a gran dispitto” (scusi se cito tale Alighieri) e l’impressione di tutti è che fosse il peggior nemico di sé stesso. Al di là della poca simpatia che il personaggio inevitabilmente induceva, era impossibile, comunque, non provare commiserazione nei suoi riguardi. Insomma, un infelice.  Così, vista l’inadeguatezza del soggetto, pregai mia moglie di riprenderselo.

 Purtroppo al laboratorio universitario la cosa non migliorò affatto e “Gianni” si rivelò peggio di un peso morto. Di seguito, uno scritto di mia moglie in proposito:

“Si informa che il dott. XXXXXXXXXX è stato oggetto d’investigazione da parte dell’Università di Modena per uso improprio di strumentazione universitaria in orario di lavoro. Le prove hanno evidenziato anche un uso non autorizzato di attrezzature per uso personale a fini politici [tra l’altro, il ragazzo spediva, ovviamente di nascosto, pacchi di lettere personali dal fax del Laboratorio di Biomateriali]. È stata chiesta un’azione disciplinare nei suoi confronti, poi archiviata per l’immediato autoallontamamento del soggetto, peraltro senza il preavviso di legge. Si sta inoltre verificando se il guasto ad uno strumento in dotazione universitaria sia dovuto ad un sabotaggio da parte del soggetto in questione. Per quanto attiene alle capacità del XXXXXXXX, si è evidenziato che le capacità logico-cognitive e culturali lo rendevano non idoneo alla mansione che era chiamato a svolgere. Il soggetto non è stato nemmeno in grado di produrre una relazione del proprio operato”.

 Personalmente avrei altro da aggiungere, ma lo riservo per sedi più opportune.

 Approfitto di questa occasione per complimentarmi ancora con lei per la scelta del “panel scientifico”: cartomanti, restauratrici di quadri, guappi… insomma, il meglio. Al di là dell’acuta valutazione della nostra letteratura (magari contatterà Pan Stanford, Springer che pubblica supportata dalla NATO e  Cambridge Press per renderli edotti della loro pochezza), splendida l’interpretazione dei risultati sulle cellule che apre davvero nuovi orizzonti.
 Peccato che tutta questa meritevole attività che sta regalando i circenses di un eccitante massacro al suo pubblico con la sola, minima contropartita d’interrompere una delle poche ricerche di punta che si fanno in questo paese in campo ambientale, resterà fine a sé stessa.

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domenica, 13 settembre 2009
“Lo cunto de lu mare - Storie di viaggio”

 Dopo il successo del marzo 2008, la collaborazione tra l’Associazione Whipart Onlus e CMM – Compagnia Marittima Meridionale ha dato vita, per il secondo anno consecutivo, alla collettiva d’arte contemporanea “Lo Cunto de lu mare”.

  Le “Storie di Viaggio” sono il tema affrontato quest’anno dagli artisti partecipanti, che esporranno le loro opere – dal 16 al 22 settembre 2009 – nella moderna e suggestiva cornice della Stazione Marittima di Calata Porta di Massa, nel porto di Napoli.

 Sessantuno tra dipinti, sculture e fotografie, ma anche installazioni e tante opere realizzate con innovative tecniche miste racconteranno al pubblico “in partenza” la metafora dell’intimo viaggio dei trentasette autori scelti tra coloro che hanno partecipato alle selezioni. A loro disposizione un’eccezionale ed insolita vetrina, il porto, che realizza l’obiettivo di rendere l’arte fruibile anche al di fuori dei convenzionali spazi museali, in linea con le stazioni e le metropolitane dell’Arte.

 Il vernissage della mostra si terrà mercoledì 16 settembre, a partire dalle ore 19. Tra gli ospiti della serata, anche il duo musicale “Il riso degli stolti” e “Il trio della posteggia”.

 E per un viaggio nel virtuale, la mostra “Lo cunto de lu mare - Storie di viaggio” sarà anche su Second Life presso la Torre dell’arte alla CSW Island. 
   Dal 16 al 22 settembre 2009 dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00

   Stazione marittima CMM- Calata porta di Massa, Molo 18 – Napoli

   Ingresso libero

   Info e catalogo su www.whipart.it  

    Ufficio Stampa      39+360663820        eventinapoli@whipart.it   

    Antonio Benforte  39+ 3398877884     antonio.benforte@whipart.it

    Luisa Canonico     39+ 349 1398462    luisa.canonico@whipart.it      

    Claudia Esposito   39+ 3479594957     claudia.esposito@whipart.it

       

    Napoli, 10 settembre 2009
 

                Questa iniziativa è contro il “sistema”della camorra
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martedì, 01 settembre 2009
Per salvare la ricerca sulle nanopatologie, evitando che il microscopio elettronico venga scippato agli scienziati che le studiano, UNICI IN ITALIA E TRA I POCHI NEL MONDO, vi prego di aiutarmi a sommergere i seguenti indirizzi con il messaggio che trovate di seguito

Onlus Bortolani (info@bortolanionlus.it),
Beppe Grillo (info@beppegrillo.it)
Università di Urbino:
rettore prof. Stefano Pivato (rettore@uniurb.it)
direttore amministrativo dott. Enzo Fragapane (diramm@uniurb.it).

ecco gli indirizzi già in in fila:
info@bortolanionlus.it, info@beppegrillo.it, beppe@beppegrillo.it, rettore@uniurb.it, diramm@uniurb.it

SHH


Gentili Signori,

siamo un gruppo di donatori che, tempo fa, hanno aderito alla raccolta fondi in favore della ricerca di Antonietta Gatti e Stefano Montanari sulle nanopatologie, raccolta fondi finalizzata all'acquisto di un microscopio con cui i due ricercatori avrebbero potuto continuare le loro ricerche interrotte quando era stato levato loro un precedente microscopio, per ragioni burocratiche e passaggi di proprietà tra enti.

Misteriosamente ci troviamo ad assistere al ripetersi di questo iter: la Bortolani Onlus, depositaria formale della proprietà del microscopio attualmente istallato nel laboratorio modenese di Gatti e Montanari, ha improvvisamente, deliberatamente e silenziosamente donato il suddetto microscopio all'Università di Urbino con decorrenza da ottobre 2009, senza avvisare né gli scienziati, né i donatori della raccolta fondi, e ancor più grave e assurdo, nonostante nell'Università di urbino non figuri nessuno che faccia ricerca sulle nanoparticelle, e nonostante non abbiano le attrezzature di supporto necessarie, e nessuno in grado di usare tecnicamente tale strumento per le ricerche sulle nanopatologie.

Sottrarre il microscopio ESEM a Stefano Montanari e Antonietta Gatti, oltre che costituire una truffa nei confronti dei donatori della raccolta fondi istituita per la loro ricerca, significa:
A) che il progetto europeo attualmente in atto non potrebbe essere terminato;

B) che gli studenti universitari che stanno usando il microscopio elettronico presso il laboratorio Nanodiagnostics di Modena per le loro tesi non si laureerebbero;

C) cosa più grave di tutte, che gli scienziati non potrebbero continuare la loro ricerca sulle nanopatologie, ricerca all'avangiardia e di interesse internazionale.

Abbiamo letto che i motivi che hanno spinto la Bortolani onlus a comportarsi in questa maniera sinistra, risiederebbero nel sotto-utilizzo del microscopio da parte del duo Montanari/Gatti.

Ora, a parte il fatto che non ci risulta che NESSUNO della suddetta onlus abbia mai messo piede in laboratorio né abbia la preparazione sufficiente per determinare i tempi e i modi per svolgere una ricerca scientifica, ma ha la Bortolani Onlus dimenticato che la causale delle donazioni fatte da privati cittadini di tutta Italia era specificamente "per la ricerca sulle nanopatologie di Antonietta Gatti e Stefano Montanari"?

Inoltre ecco uno scarno elenco dei risultati raggiunti con il presunto "sotto-utilizzo" del microscopio da parte dei due scienziati di Modena:

1) hanno scoperto il meccanismo con cui militari e civili si ammalano in seguito alle esplosioni ad alta temperatura. Nella legislatura passata la dott.ssa Gatti è stata - ed in quella attuale continua ad essere - consulente a titolo gratuito della commissione senatoriale sulle patologie dei militari reduci dalle "missioni di pace" (si paga anche le spese di trasferta). Grazie a loro, l'Italia è la PRIMA NAZIONE AL MONDO ad aver riconosciuta l'interazione patologica dei loro organismi con le nanoparticelle metalliche come causa di servizio per i militari malati. Prima quest’ultimi erano abbandonati a loro stessi e morivano misteriosamente di Sindrome del Golfo o dei Balcani, rovinando le famiglie per pagarsi le cure (che nessuno presta gratuitamente). Ora hanno la possibilità di veder risarcito - per quel che può risarcire il denaro - il proprio stato patologico;

2) hanno scoperto che le nanoparticelle sono in grado di entrare nel nucleo delle cellule dove sono potenziali "perturbatori" del DNA;

3) hanno scoperto che le nanoparticelle (e non solo le “nano”) possono entrare nello sperma e sono l'agente patogeno della “Burning Semen Disease”, malattia fino a ieri di origine ignota;

4) hanno scoperto che le polveri possono passare da madre a feto e possono provocare malformazioni la cui compatibilità con la vita dipende da numerosi fattori;

5) hanno analizzato molti alimenti ed integratori di uso comune ed hanno scoperto un pericoloso inquinamento da nanoparticolato in una buona percentuale di essi (vedi alcuni dei campioni analizzati:
www.nanodiagnostics.it/CiboPulito.aspx )

6) stanno lavorando per indurre i governi a legiferare per regolamentare l'uso di nanoparticelle ingegnerizzate negli alimenti. Antonietta Gatti è uno dei 17 esperti mondiali del campo (unica italiana), cooptata dalla FAO per studiare l'argomento. Da notare che non tutte le nanoparticelle sono bio-incompatibili, ma quelle formate da leghe metalliche sicuramente SI.

E’ paradossale come una ricerca scientifica tanto importante per il progresso ed il benessere della società, e che desta interesse internazionale, sia al contrario ignorata, e anzi addirittura osteggiata, nel nostro paese.

Vogliamo ricordare che "Nanopathology", trattato scritto dalla coppia di ricercatori per raccontare le loro scoperte in merito ai danni delle nanoparticelle sulla salute umana, è presente nelle biblioteche di università prestigiosissime come Harvard o come l'Imperial College di Londra, mentre due copie di questo libro sono finite addirittura negli Stati Uniti dietro richiesta di Jason Olive, un collaboratore di Barack Obama. Gatti e Montanari sono stati invitati due volte a Londra da Lord Morris of Manchester, una volta alla Camera dei Lord e una volta alla Società dei Chimici Britannici, a relazionare delle loro ricerche. Per l’autunno è prevista una presentazione dei loro risultati presso il parlamento francese. L’Università di Cambridge ha chiesto loro di scrivere un altro libro sulle loro scoperte.

Da ciò si deduce che sono molto apprezzati all'estero: sono, infatti, a capo di un gruppo di ricerca internazionale dalla Comunità Europea.

Nel Bel Paese AL CONTRARIO, l'unico atto di attenzione espressa verso i brillanti scienziati sembra quello di ostacolarli.

PERCHE'?





Links per approfondimenti:

http://www.nanodiagnostics.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Montanari

http://www.stefanomontanari.net/

http://www.bortolanionlus.it/

http://www.ilconsapevole.it/autori/_stefano_montanari.php



Filmati:

Respirare la morte mangiando veleno
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=11316

Stefano Montanari, guida nel laboratorio Nanodiagnostics
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=11319

Antonietta Gatti: l'impatto delle micro polveri sull'organismo
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=11744

La salute in polvere
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=11635

Nanopatologie: morire a norma di legge
Intervista alla Dottoressa Antonietta Gatti
Nanopatologie e cancro del Dott. Stefano Montanari
Nanoparticelle : Morire a Norma di Legge
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Search&testo=nanoparticelle&tipo=testo
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domenica, 30 agosto 2009
Decrescere per superare la recessione e la crisi climatica

di MAURIZIO PALLANTE
1.
Nell’attuale fase storica, in cui la variante liberal/liberista dell’ideologia della crescita, dopo aver sconfitto le varianti socialdemocratiche e socialiste, ha raggiunto il suo apice arrivando ad esercitare un’egemonia assoluta su tutti i popoli della terra e su tutte le correnti politiche, la crescita della produzione di merci è rimasta inceppata dalla sua stessa affermazione, che ha determinato:
- un eccesso di offerta sulla domanda, da cui è stata causata una crisi di sovrapproduzione e un aumento della disoccupazione;
- un eccesso di consumo di risorse, sia non rinnovabili (in particolare, ma non solo, le fonti energetiche fossili), sia rinnovabili (ma in quantità e con tempi di riproduzione che non riescono a sostenere i tempi sempre più rapidi e le quantità sempre maggiori con cui vengono consumate per sostenere la crescita), da cui derivano scarsità e aumenti dei prezzi;
- un eccesso di immissioni di scarti delle attività antropiche nelle acque, nell’aria e nei suoli, sotto forma di rifiuti solidi urbani, industriali e agricoli, di sostanze inquinanti, di anidride carbonica in atmosfera, da cui sono derivati problemi ambientali sempre più gravi e diffusi ed è stata innescata una mutazione climatica.
2.
La combinazione degli effetti a livello economico e a livello ambientale configurano la crisi in corso come la più grave attraversata dall’economia capitalista. A ciò si aggiunga che in conseguenza di un altro fenomeno inerente alla crescita, la globalizzazione dei mercati, la recessione si è estesa pressoché contestualmente a tutti i paesi del mondo, mentre il cambiamento climatico per la sua stessa natura coinvolge l’ecosistema terrestre nel suo insieme. Ne consegue che il paragone con la crisi del 1929 non regge per difetto e non per eccesso, sia in termini di gravità, sia in termini di diffusione.
3.
A rigor di logica, se l’offerta eccede la domanda, ovvero se si produce più del necessario, basta diminuire l’offerta fino a raggiungere un punto di equilibrio. Nell’ideologia della crescita, che sfugge alla logica, per raggiungere il punto di equilibrio occorre invece potenziare la domanda, o aumentando la spesa pubblica in deficit (grandi opere), o sostenendo la domanda privata con sussidi di denaro pubblico, o riducendo la tassazione, o abbassando il costo del denaro per favorire gli investimenti in macchinari industriali più performanti, che consentono accrescere la produttività, ovvero di produrre di più con meno addetti: il mantra della competitività. Ma se aumenta la produzione e diminuisce l’occupazione non si ripropone in misura più ampia l’eccesso di offerta sulla domanda?
4.
L’ideologia della crescita è stata sostenuta negli scorsi decenni dalla diffusione e dagli aumenti dei redditi monetari pro-capite conseguenti alla crescita produttiva di alcuni settori industriali, in particolare l’edilizia (quand le bâtiment va, tout va), l’automobile e gli elettrodomestici1. È umano, ma non sempre saggio, adagiarsi nella convinzione che se qualcosa ha funzionato in passato debba funzionare di per sé. Così le strategie approntate per superare la crisi di sovrapproduzione offrendo sostegni alla domanda si sono incentrate sull’edilizia, l’automobile e gli elettrodomestici. Anche perché in questi settori si sono verificati i maggiori eccessi di offerta e, quindi, le difficoltà maggiori. Non a caso la causa scatenante della crisi è stata innescata negli Stati Uniti dal sostegno alla domanda nell’edilizia mediante la facile concessione di mutui per l’acquisto di case a clienti catalogati dalle banche nella categoria dei subprime, i meno affidabili, che altrimenti non avrebbero potuto comprale. Non a caso nel settore automobilistico l’eccesso della produzione a livello mondiale è circa un terzo del totale: 34 milioni di autovetture all’anno su 94 milioni.
5.
Le strategie di superamento della crisi mediante il sostegno della domanda per rimettere in moto il meccanismo inceppato della crescita accomunano le forze politiche di destra e di sinistra in tutti i paesi del mondo.
6.
Per la destra ciò comporta il temporaneo accantonamento della pietra angolare su cui si fonda il suo sistema teorico: la capacità del mercato di trovare di volta in volta il miglior punto di equilibrio nell’allocazione delle risorse purché non vi siano intromissioni nell’economia da parte dello Stato. I governi di destra sono stati i più solleciti nell’intervenire a sostegno dei comparti produttivi, delle aziende e delle banche in maggiori difficoltà, fino a vere e proprie forme di nazionalizzazione, sebbene temperate dalla dichiarazione della loro temporaneità. L’obbiettivo di sostenere la domanda allo scopo di rilanciare il ciclo economico, per tornare il prima possibile a fare come si è sempre fatto, ha assunto la priorità assoluta, tant’è che alcuni hanno visto nelle politiche economiche della destra la più fedele applicazione del keynesismo
7.
Per la sinistra la necessità di incrementare la domanda è stata vista come la migliore opportunità per introdurre due tipi di cambiamento: una riduzione dell’impatto ambientale e una maggiore equità nella distribuzione del reddito monetario. La prima opzione è quella della cosiddetta green economy, ovvero il sostegno alla domanda di nuove tecnologie che riducono le emissioni climalteranti, l’inquinamento, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti: la sostituzione delle fonti fossili con un mix composto da fonti rinnovabili, biocarburanti, nucleare, risparmio energetico, confinamento della CO2, riduzione dei rifiuti e recupero delle materie prime che contengono (comprese le potenzialità energetiche). Un pout pourri di proposte molto diverse tra loro e cucinato in dosi diverse dai diversi promotori, unificato dalla finalità di implementare e diversificare l’offerta di merci per creare occupazione riducendo i fattori più gravi della crisi ambientale. A parte le difficoltà di considerare positivi sugli ambienti e sulla qualità della vita gli effetti del nucleare, dei biocarburanti e della combustione dei rifiuti, se lo sviluppo delle tecnologie meno impattanti e dissipative viene finalizzato alla crescita del PIL, ovvero, se la diminuzione percentuale del consumo di risorse e della produzione di rifiuti per unità di prodotto viene finalizzata all’aumento delle quantità prodotte, si fa una fatica di Sisifo, rallentando soltanto l’avvicinamento al punto di rottura con la capacità del pianeta di fornire le risorse necessarie alle attività produttive e a metabolizzarne gli scarti. Per quanto lo si voglia connotare qualitativamente, lo sviluppo non può essere sostenibile.
La seconda strada indicata da alcuni intellettuali di sinistra per ampliare la domanda è una più equa ripartizione del reddito monetario tra le classi sociali. L’eccessivo divario di reddito tra i troppo ricchi e i troppo poveri, l’aumento della concentrazione della ricchezza monetaria in sempre più ristretti gruppi di iper-privilegiati e la conseguente riduzione di ciò che resta nelle mani di sempre più ampi settori della società, non solo i meno abbienti ma anche i ceti intermedi, contribuisce in maniera decisiva alla diminuzione della domanda perché riduce il potere d’acquisto di strati crescenti della popolazione, mentre la capacità di spesa dei ricchissimi, per quanto esagerata possa essere, intacca quote sempre minori del loro reddito. La rivendicazione di una maggiore giustizia sociale diventa quindi uno strumento decisivo per far crescere la domanda, superare la crisi e rilanciare l’occupazione.
8.
Al di là delle differenti visioni strategiche, in tutti i paesi le misure finalizzate a superare la fase acuta della crisi mediante il sostegno alla domanda sono state concentrate nei settori produttivi in cui più marcato è stato l’eccesso di offerta: l’edilizia e l’automobile. In Italia si sono concretizzate:
- con i sussidi alle rottamazioni delle automobili, estesi anche agli elettrodomestici e ai mobili;
- con la concessione, in deroga ai vincoli amministrativi esistenti, della possibilità di ampliare fino al 20 per cento la cubatura delle abitazioni esistenti e in misura ancora maggiore in caso di abbattimento e ricostruzione (la proposta governativa è stata per ora bloccata dall’opposizione degli enti locali).
9.
Queste misure:
- non consentono di risolvere la crisi economica, perché i mercati dell’automobile e dell’edilizia sono saturi;
- aggravano la crisi ambientale e climatica, perché questi settori industriali producono gli oggetti più energivori in assoluto.
10.
In Italia negli anni sessanta del secolo scorso le automobili circolanti erano 1 milione e 800 mila. Nel 2008 sono state 35 milioni. Se nei decenni passati il settore aveva grandi possibilità di espansione, oggi non ne ha più. Inoltre il sistema dell’autotrasporto (autovetture e camion) assorbe in Italia circa un terzo di tutte le importazioni di fonti fossili. Contribuisce dunque per un terzo alle emissioni di CO2, che sono la causa principale dell’innalzamento della temperatura terrestre.
11.
In Italia negli anni sessanta del secolo scorso il settore dell’edilizia presentava grandi possibilità di espansione, sia perché era necessario completare l’opera della ricostruzione post-bellica, sia perché erano in corso movimenti migratori di carattere biblico dalle campagne alle città, dal sud al nord, dal nord-est al nord-ovest. Nel quindicennio intercorrente tra i censimenti agricoli del 1990 e del 2005 sono stati edificati 3 milioni di ettari di terreno: una superficie pari al Lazio e all’Abruzzo. Contestualmente il numero degli edifici inutilizzati è cresciuto. A Roma ci sono 245.000 abitazioni vuote su 1.715.000. Una su sette. A Milano 80.000 appartamenti su 1.640.000 e 900.000 metri cubi di uffici: l’equivalente di 30 grattacieli Pirelli. Situazioni analoghe si verificano in tutte le città di tutte le dimensioni. I terreni agricoli adiacenti alle aree urbane sono punteggiati di capannoni industriali in cui non si è mai svolta la minima attività produttiva. Il mercato dell’edilizia è saturo e i consumi energetici degli edifici sono superiori a quelli delle automobili. Per il solo riscaldamento invernale, in cinque mesi bruciano tanta energia quanto tutto l’autotrasporto in un anno: circa un terzo dei consumi totali.
12.
Non ci vuole una grande competenza in materia economica, basta semplicemente un po’ di buon senso per capire che per affrontare con probabilità di successo sia gli aspetti economico-occupazionali, sia gli aspetti ambientali-climatici della crisi in corso bisogna fare esattamente il contrario di quanto sta tentando di fare chi, in nome del rilancio della crescita economica, si propone di sostenere la domanda nei settori produttivi in cui più marcato è l’eccesso di offerta senza preoccuparsi se ciò incrementa i fattori di crisi ambientale-climatica. Occorre indirizzare il sistema economico-produttivo a sviluppare i settori che presentano ampi spazi di mercato e a parità di produzione riducono l’inquinamento, il consumo di risorse, in particolare quelle energetiche. Poiché nei decenni passati, in conseguenza della sovrabbondanza di fonti fossili a prezzi irrisori l’unico obbiettivo che si è perseguito è stato la crescita della produzione di merci senza nessuna preoccupazione per le conseguenze ambientali, i settori che oggi presentano i più ampi spazi di mercato sono quelli che accrescono l’efficienza nell’uso delle risorse consentendo di diminuire l’inquinamento, le emissioni di CO2 e i rifiuti. Ma se cresce l’efficienza nell’uso delle risorse, diminuisce automaticamente il loro consumo e quindi, una volta che siano stati ammortizzati i costi d’investimento con i risparmi sui costi di gestione, si riduce il PIL. La decrescita, nell’accezione di riduzione della produzione e del consumo di merci che non sono beni, ha le potenzialità per superare sia gli aspetti economico-occupazionali, sia gli aspetti energetici e climatici della crisi facendo fare un salto di qualità alla storia umana

13.
Mediamente in Italia per riscaldare gli edifici si consumano 200 chilowattora al metro quadrato all’anno. La normativa in vigore nella provincia di Bolzano e in altri paesi europei non consente di costruire nuovi edifici o di ristrutturare gli edifici esistenti se il loro consumo ne richiede più di 70, ma alle costruzioni più efficienti ne bastano 15. Le possibilità di riavviare il ciclo economico e di ampliare l’occupazione incentivando la ristrutturazione energetica degli edifici dissipativi costruiti negli ultimi sessant’anni sono molto maggiori di quelle offerte dall’estensione della cementificazione nelle aree agricole adiacenti alle aree urbane, dalla costruzione di grandi opere, di infrastrutture viarie, di porti e aeroporti, di edifici faraonici per usi episodici (olimpiadi, celebrazioni, centenari, expo ecc.). Inoltre, al contrario di quegli edifici, hanno un’utilità effettiva, riducono almeno dei due terzi le emissioni di CO2, ammortizzano i loro costi d’investimento con i risparmi sui costi di gestione che consentono di ottenere, richiedono lo sviluppo di nuove tecnologie finalizzate non ad aumentare la produttività, ma a ridurre l’impronta ecologica.
14.
Nelle ultime settimane l’orgoglio nazionale italiano è stato ampiamente gratificato dalla scalata della Fiat alla Chrysler, vissuta come una sorta di vittoria ai campionati mondiali di calcio, e subito dopo è stato frustrato dal fallimento del tentativo di fare altrettanto con la Opel. Ma l’opinione pubblica non ha percepito il significato di queste operazioni, che consiste nel conseguimento della capacità produttiva minima (6 milioni di autovetture all’anno a fronte dei 2,1 milioni attualmente prodotte da Fiat e dei 4 che raggiunge insieme alla Chrysler) necessaria per continuare a operare in un mercato in forte ridimensionamento e destinato ad ampi processi di delocalizzazioni produttive nei paesi del mondo in cui la manodopera ha le minori pretese contrattuali e retributive. Le concentrazioni industriali in corso nel settore automobilistico avranno come conseguenza una drastica riduzione dell’occupazione in assoluto e con le percentuali maggiori a livello nazionale. Come si è potuto credere e far credere che queste operazioni potessero preludere a un rilancio dell’economia e dell’occupazione nel nostro paese, riesce difficile da spiegare.
15.
Le attuali automobili trasformano in energia cinetica appena il 12 per cento dell’energia chimica contenuta nei carburanti. Il resto si trasforma in calore che si disperde nell’atmosfera e solo in minima parte viene recuperato in inverno per riscaldare i loro abitacoli. A questa inefficienza tecnica del mezzo si sommano modalità d’uso altrettanto inefficienti: ingombri crescenti, utilizzazione di un quarto della capacità di trasporto di persone, eccessi di potenza non utilizzabili per legge, occupazione di spazi pubblici per lo stazionamento fino alla loro saturazione.
Una politica economica finalizzata al superamento di queste arretratezze può favorire uno sviluppo produttivo e occupazionale del settore in misura molto più ampia di quanto non possa il sostegno alla accelerazione delle sostituzioni di automezzi che appartengono sostanzialmente alla stessa generazione tecnologica. L’imposizione di limiti alla circolazione commisurati all’efficienza energetica, la liberazione di ampi spazi urbani dalla circolazione automobilistica, l’incentivazione all’acquisto di autovetture con livelli di consumo molto inferiori agli attuali, il potenziamento e il miglioramento del comfort dei mezzi pubblici collettivi, l’introduzione massiva di automezzi pubblici a uso privato con pagamento a scalare da schede prepagate, aprirebbero gli orizzonti di una nuova stagione, di un vero e proprio nuovo inizio a un settore maturo incapace di uscire dai propri limiti.
16.
La somma dei consumi energetici per il riscaldamento e dei consumi di energia elettrica degli edifici ammonta a circa la metà dei consumi energetici totali. Aggiungendo ad essi i consumi dell’autotrasporto i due settori insieme assorbono circa l’80 per cento di tutta l’energia utilizzata nel nostro paese. Almeno la metà è costituita da sprechi, inefficienze e usi impropri che possono essere eliminati con tecnologie più efficienti, i cui costi d’investimento si recuperano con i risparmi sui costi di gestione. In sostanza si può, e si deve, trasferire almeno il 40 per cento del denaro attualmente speso nelle importazioni di fonti fossili, al pagamento di salari e stipendi nei settori tecnologici che consentono di ridurle.
17.
Se tutto il sistema produttivo venisse spostato dall’asse che lo indirizza alla crescita del PIL a un asse che lo indirizzi alla riduzione dell’inquinamento, dello spreco di fonti energetiche fossili e di materie prime, alla riduzione degli oggetti dismessi e al recupero delle materie prime secondarie contenute in essi, ne deriverebbe una riduzione della produzione e del consumo di merci che non soltanto non comportano miglioramenti nella qualità della vita e degli ambienti, ma le peggiorano. Si avrebbe cioè una riduzione guidata e selettiva del PIL, che aprirebbe ampie opportunità occupazionali, non altrimenti ottenibili, in attività connotate qualitativamente.
18.
Per mettere in moto un processo di questo genere, finalizzato a rilanciare il ciclo economico e a creare occupazione con lo sviluppo delle tecnologie che riducono il consumo di energia, materie prime e rifiuti a parità di produzione, è decisivo il ruolo della politica, non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale.
19.
Gli strumenti decisivi per compiere questa inversione di tendenza sono nelle mani degli enti locali. Il blocco dell’espansione dei piani regolatori abbinato a un regolamento edilizio che non consenta di costruire o ristrutturare gli edifici esistenti se hanno un consumo energetico superiore a 70 chilowattora al metro quadrato all’anno indirizza l’edilizia alla ristrutturazione dell’esistente, vale a dire il patrimonio costruito negli ultimi sessant’anni. Un mercato enorme che può dare un contributo decisivo alla riduzione delle emissioni di CO2 e alla crescita dell’occupazione. Un progetto strategico che impone la riqualificazione professionale di tutti coloro che operano nel settore dell’edilizia. La spinta decisiva nell’orientare il settore in tal senso può essere data dagli enti locali in prima persona, ponendo al centro dei lavori pubblici l’obbiettivo di ristrutturare energeticamente gli edifici di loro proprietà, invece di devastare la bellezza residua del territorio con strade, autostrade, tangenziali, rotonde, grattacieli e alte velocità.

20.
Una prospettiva molto interessante per la diversificazione produttiva nel settore automobilistico è la produzione di micro-cogeneratori alimentati da motori endotermici. Utilizzando la forza di un motore per azionare un alternatore e recuperando il calore del radiatore e dei gas di scarico per alimentare un impianto di riscaldamento, con lo stesso consumo energetico necessario a riscaldare un edificio, oltre a riscaldare l’edificio si riesce anche a produrre energia elettrica per una decina di edifici della stessa dimensione. Se questi piccoli impianti venissero collocati in sostituzione delle caldaie in edifici a bassissime dispersioni termiche, la potenza termica necessaria al loro riscaldamento si può ridurre fino a nove decimi (da 200 a 20 chilowattora al metro quadrato all’anno) e si potrebbero installare macchine tarate sul fabbisogno di energia elettrica senza riversare in rete eccessi di produzione. Anche in questo caso basterebbe che le Asl deliberassero di installare micro-cogeneratori negli ospedali e i comuni nelle piscine e negli impianti sportivi, per creare una domanda sufficiente a indurre le industrie automobilistiche a indirizzare parte della loro produzione in questo settore che ha margini di mercato amplissimi e riduce della metà i consumi di fonti fossili. È quindi in grado di creare occupazione e diminuire le emissioni di CO2, offrendo un contributo significativo al superamento della crisi economica e della crisi climatica.
21.
Un altro settore decisivo in cui gli enti locali possono creare una domanda in grado di ridurre il consumo di risorse e l’impatto ambientale è la gestione razionale ed economica delle materie prime recuperabili dagli oggetti dismessi. Anziché investire enormi capitali nella costruzione e gestione degli inceneritori per distruggere materie prime riutilizzabili recuperando irrisorie quantità di energia termica a prezzo di un impatto devastante sulla salute umana e sugli ambienti, si può creare un’occupazione socialmente ed ecologicamente utile in attività di riduzione, riuso, riciclaggio raccolta differenziata spinta e controllata dei rifiuti fino alla loro eliminazione (opzione rifiuti zero). Queste attività pagano i loro costi con i risparmi sui costi di smaltimento, sanitari e ambientali. E ne avanzano ancora, come dimostrano esperienze pluriennali effettuate in alcuni Comuni.
22.
In sostanza, la strada per uscire dalla crisi economica e climatica passa attraverso lo sviluppo di innovazioni tecnologiche in grado di accrescere l’efficienza nell’uso delle risorse e di ridurre gli sprechi. Queste tecnologie più efficienti:
- hanno enormi spazi di mercato;
- pagano i loro costi d’investimento con i risparmi sui costi di gestione che consentono di ottenere;
- creano un’occupazione qualificata che migliora la qualità ambientale;
- riducono il consumo delle risorse che attualmente si sprecano a causa dell’uso di tecnologie poco efficienti e, una volta ammortizzati i loro costi d’investimento con la riduzione dei costi di gestione, fanno diminuire il PIL.
La strada per uscire dalla crisi economica e climatica, per creare occupazione in lavori utili socialmente ed ecologicamente, è lo sviluppo delle tecnologie della decrescita.
23.
Nessuna forza politica oggi persegue questa scelta strategica, che si configura come un vero e proprio cambio di paradigma culturale rispetto a quello che informa e uniforma le società industriali: lo spostamento della finalizzazione del fare dal fare sempre di più al fare bene, ovvero l’introduzione di parametri qualitativi nella valutazione del fare al posto del parametro quantitativo del PIL. È vera ricchezza quella misurata dal PIL pro-capite quando alla composizione di questo valore contribuisce la quantità del cibo che si spreca lungo la filiera dal produttore al consumatore (attualmente in Italia costituisce il 2 per cento del PIL) e, quando in conseguenza di questo spreco il PIL cresce ulteriormente perché aumentano i costi dei servizi di raccolta rifiuti, di smaltimento, di igiene e sanità, degli impianti di smaltimento? Riduce la ricchezza pro capite la riduzione del PIL derivante dalla riduzione degli sprechi di cibo e dei costi necessari a smaltirli? Aumenta la ricchezza pro-capite l’aumento del PIL derivante dai consumi di carburante necessari a coprire grandi distanze tra i luoghi dove le merci vengono prodotte e i luoghi dove vengono acquistate e utilizzate? La diminuisce la diminuzione del PIL indotta dall’acquisto delle stesse merci da produttori vicini? Aumenta la ricchezza pro-capite l’incremento del PIL derivante dagli extra-consumi di energia di edifici mal coibentati che ne disperdono almeno i due terzi di quanto è necessario? La diminuisce la diminuzione del PIL indotta da edifici ben costruiti che ne consumano un decimo della media?
24
La destra e la sinistra, in tutte le loro articolazioni e sfumature, sono due varianti dell’ideologia della crescita del PIL, contrapposte sulle modalità di distribuzione tra le classi sociali del reddito monetario prodotto. Più ce n’è, secondo la cultura che le accomuna, più ce n’è per tutti, sia che le parti le faccia il mercato, che secondo la destra è lo strumento migliore per l’allocazione delle risorse, sia che intervenga lo Stato a ridistribuire in maniera più equa il reddito prodotto, come sostiene la sinistra
25
Per uscire dalla crisi aprendo una fase più avanzata nella storia dell’umanità occorre una nuova forza politica svincolata dalla contrapposizione tra destra e sinistra, non perché si pone in una posizione intermedia tra i due schieramenti, ma perché si colloca in un piano laterale, definito da coordinate culturali e valoriali differenti da quello in cui esse agiscono, dove ciò che conta non è la crescita della produzione di merci ma la qualità della vita e degli ambienti in cui essa si svolge, dove cioè gli esseri umani non sono più una funzione della crescita economica, ma le attività economico-produttive tornano a essere il mezzo con cui essi migliorano la qualità della loro vita migliorando gli ambienti in cui vivono. Una forza politica che si proponga come promotrice di un nuovo Rinascimento necessario e possibile.

26.
Come non può essere di destra né di sinistra perché si colloca in un altro contesto culturale, questa forza politica non può essere né conservatrice né progressista, ma il suo punto di riferimento sarà la capacità di futuro delle scelte che sosterrà, nella consapevolezza che non sempre l’innovazione e il cambiamento hanno più capacità di futuro rispetto alla conservazione dell’esistente, ma spesso succede il contrario ed è l’esistente, cancellato o minacciato dal cambiamento in nome del progresso ad avere una capacità di futuro maggiore. Basta mettere a confronto il modesto fabbisogno energetico degli edifici tradizionali, costruiti in modo da attenuare con la loro struttura gli effetti indesiderati del clima e utilizzarne gli apporti gratuiti, con il fabbisogno energetico degli edifici moderni, che assorbono un terzo di tutte le fonti fossili per il solo riscaldamento invernale perché sono stati costruiti con una tecnologia che in nome dell’innovazione e del progresso ha rifiutato come un patetico residuo del passato le conoscenze scientifiche e tecniche utilizzate dalle generazioni precedenti, trascurando al contempo le potenzialità insite nelle nuove tecnologie dell’efficienza.
27.
C’è spazio oggi in Italia per una forza politica con queste caratteristiche? Alcuni cambiamenti in corso sia nella sfera dei comportamenti individuali, sia nella sfera dei comportamenti politici lo lasciano supporre.
La relazione conclusiva di una recente ricerca di mercato commissionata da una società della grande distribuzione organizzata per conoscere le reazioni dei consumatori alla crisi economica in corso (26 giugno 2009), significativamente intitolata Futuro presente. I consumatori ci dicono come uscire bene dalla crisi, mette in evidenza la frequenza con cui nelle risposte del campione intervistato ritornano cinque prefissi: ri- e self- come risposta alla diminuzione della disponibilità di denaro (riciclo, riuso, autoproduzione, riduzione); de- come risposta alla diminuzione delle risorse materiali (decrescita, chilometri zero, fonti rinnovabili); con- come risposta a un bisogno di maggiore socializzazione (gruppi di acquisto solidale, condivisione, co-housing, car-sharing, social-network); tele- come bisogno di più tecnologia informatica (telelavoro, teleconferenza, skype). Una testimonianza chiara e sorprendente della diffusione di stili di vita che rivalutano l’importanza della qualità, della sobrietà, della durata, della responsabilità ambientale e della socializzazione al posto dell’isolamento e del consumismo frenetico necessari a un’economia fondata sulla crescita del PIL.
In relazione ai comportamenti politici, il fenomeno più rilevante è l’aumento costante delle percentuali di elettori che non vanno a votare o annullano la scheda. La componente più consapevole di questo settore sociale sempre più ampio manifesta in questo modo la sua estraneità a un confronto politico ridotto a competizione elettorale per riuscire a conquistare il potere e i vantaggi di gestire programmi sostanzialmente identici. Una estraneità meno evidente ma altrettanto significativa è espressa anche da una percentuale sempre maggiore di elettori che votano turandosi il naso, ovverosia scegliendo lo schieramento che ritengono meno peggio in base ai propri valori di fondo. I non elettori e gli elettori in negativo che non hanno un interlocutore politico a cui esprimere con fiducia il proprio sostegno, sono disponibili ad accogliere con favore una proposta politica alternativa alla sostanziale identità tra destra e sinistra sui contenuti, perché ne percepiscono l’incapacità di formulare proposte in grado di superare la crisi e perché si sentono esclusi dal mondo a sé, privilegiato e separato dalle dinamiche sociali, a cui gli attuali partiti, di destra e di sinistra, hanno ridotto la politica.
28.
Una forza politica in grado di promuovere una cultura che liberi gli esseri umani dal ruolo di strumenti della crescita del PIL riportandoli ad essere il fine delle attività produttive non può nascere come semplice atto di volontà di un piccolo gruppo di illuminati, ma non è tutta da costruire. In molti enti locali esistono esperienze significative a cui fare riferimento. Occorre creare collegamenti, scambi e contaminazioni tra queste esperienze. Al contempo, poiché si stanno moltiplicando le persone che per scelta individuale e i gruppi che in forme associate stanno sperimentando stili di vita anticonsumistici e collaborativi, occorre accrescere la loro consapevolezza sul significato culturale e politico di queste scelte comportamentali. Ci sono infine aziende e professionisti che utilizzano il loro sapere e saper fare per accrescere l’efficienza nell’uso delle risorse e per ridurre sprechi, rifiuti e inquinamento. Occorre favorire lo sviluppo di queste attività. Occorre creare collegamenti tra tutte queste realtà per costruire un tessuto economico, produttivo, commerciale e finanziario alternativo a quello vigente, in modo che quando questo crollerà per implosione interna, possa essere sostituito da un diverso modello già sperimentato di produrre, commercializzare, utilizzare, relazionarsi con se stessi, con gli altri, con gli ambienti in cui si vive.
29.
Una forza politica che si proponga di contribuire alla realizzazione di un nuovo Rinascimento deve valorizzare le competenze mortificate dalla mediocrità premiata per meriti di fedeltà politica, ripristinare la meritocrazia e i valori dell’onestà intellettuale, ridare rigore ai processi di istruzione, sostenere in modo intransigente la legalità, costituire una cesura con gli attuali partiti, recidere ogni legame col personale politico di lungo corso di qualsiasi schieramento, gruppo o frazione, respingendo tutte le manovre di riciclaggio di cui alcuni settori di quel personale la faranno oggetto, impedire la formazione di un nuovo personale politico di lungo corso perché concepisce l’impegno politico come servizio e non come mestiere, per cui non può non indicare in due mandati il limite massimo di permanenza nello stesso incarico.
30.
Per quanto difficile il compito non è più rinviabile e molti indizi lo fanno ritenere possibile perché il bisogno di uscire dal degrado morale, ambientale, economico e sociale in corso è più diffuso di quanto si creda. Molte delle energie che cercano di contrastarlo nelle istituzioni locali e con la pratica di stili di vita diversi sono pronte per coordinare i loro sforzi e aprire l’orizzonte alla speranza. Agire localmente e individualmente non basta più. Occorre inserire ogni tassello in un quadro complessivo in grado di valorizzarlo, sostenerlo, ampliarne la forza e l’efficacia, farlo interagire con tutti gli altri tasselli, non più solo in un’ottica di solidarietà reciproca o di mutuo soccorso, non più solo come forma di resistenza puntuale a chi ha in mente un futuro senza futuro, ma con la volontà di realizzare insieme il disegno di un futuro diverso che un futuro ce l’abbia davvero.

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postato da: sbadituf alle ore 14:26 | Permalink | commenti
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